Terapia biologica

La terapia biologica, questa sconosciuta!

Alcune terapie creano a priori molta reticenza a causa del comune parere e di un retaggio culturale che porta a una visione distorta di alcuni argomenti.
Premettendo che gli psicofarmaci vengono prescritti solo dopo attenta valutazione clinica e comportamentale così da poterne sfruttare solo l’effetto benefico e l’utilizzo mirato e consapevole, non si può ignorare come questi possano risultare necessari quando la rigidità cognitiva o il disagio vissuto dall’animale raggiungono un livello tale da rendere inutile e difficoltoso qualsiasi tentativo di riabilitazione comportamentale o quando vengono minati seriamente il benessere psicofisico e la tutela dell’animale e del suo sistema famiglia. Si pensi a un ingranaggio arrugginito: come possiamo riuscire a muoverne le varie parti senza l’utilizzo di un lubrificante che ne sciolga e ne ripulisca le maglie?

Le patologie del comportamento sono da gestire al pari di una malattia organica: chi rifiuterebbe, se la condizione patologica lo rendesse necessario e la condizione fisiologica lo consentisse, la somministrazione di un antibiotico, di un antidolorifico, di un gastroprotettore o di un antiaritmico per migliorare le condizioni di vita di un paziente o proteggerne la salute e il benessere?
Per questo motivo è importante non escludere a priori la possibilità terapeutica e avvalersi dello specialista che ne valuterà attentamente la necessità o meno.