Hobbes

Hobbes

…quando i clienti di un collega con cui collaboravo trovarono un micino emaciato che miagolava disperato sotto una macchina. La coppia, dopo aver cercato in lungo e in largo la presenza di mamma gatta, ripiegò portando a casa il micetto chiedendo aiuto il giorno dopo in ambulatorio veterinario.

Il ritrovamento avvenne proprio sotto lo stabile dove in quel periodo abitavo e che stavo per lasciare. Nell’ultimo periodo avevo iniziato a valutare se la mia vita frenetica permettesse l’adozione di un coinquilino non umano.

Il collega, ben conscio di queste mie elucubrazioni, mi inviò una fotografia con un’unica quanto disarmante frase: ‘Mi vuoi?’

Ricordo ancora quando arrivò la foto: stavo passeggiando. Quando la vidi mi bloccai in mezzo al marciapiede e mi si materializzò in mente solo una parola: Hobbes.

Inoltrai il tutto al mio compagno aggiungendo, da brava appassionata della striscia e ben sapendo che avrebbe colto la citazione ‘e non abbiamo nemmeno dovuto catturarlo con un panino al tonno!’. Dopo poco lo chiamai: mi chiese se fossi certa della scelta e dopo averne parlato brevemente decidemmo di combinare un incontro in ambulatorio per conoscerlo.

Fu così che sei anni fa le nostre strade si incrociarono e iniziarono a divenire una sola. Hobbes dopo pochi giorni tornò a casa con noi; dopo poche settimane ci trasferimmo in un appartamento lillipuziano ma con affaccio all’esterno, scelto volutamente così da dare anche a lui la possibilità di vivere il quartiere.

Durante i primi mesi Hobbes mi accompagnò al lavoro e in Piemonte e durante la permanenza a casa poté uscire da subito per conoscere il mondo che lo circondava e i gatti del quartiere (a quel tempo bazzicavano in zona un paio di pasciuti gatti neri, un pezzato bianco e nero e Romeo). La scelta, apparentemente incosciente, di concedergli da subito la libertà venne ponderata attentamente: parlai con il mio compagno avanzando i pro e i contro del confinarlo o meno in casa e alla fine arrivammo alla conclusione che la priorità dovesse essere la possibilità di conoscere e fare esperienze, dapprima supervisionato e dopo pochi mesi in semi autonomia. Dico semi autonomia perché fummo molto fortunati: dopo poco tempo Hobbes instaurò un rapporto molto stretto (direi una vera e propria amicizia) con un gatto di proprietà che abita tutt’ora a poca distanza da noi, Micio (per gli amici soprannominato amorevolmente Anxior o Laltro – in contrapposizione a Luno/Hobbes). Laltro iniziò a venire costantemente a casa: lo veniva a prendere al mattino e lo accompagnava al pomeriggio dopo una giornata passata insieme nei giardini del vicinato.

Vivere con Hobbes ha favorito tante riflessioni e mi ha messo davanti a tanti bivi: mi ha aiutato a capire quanto possa esser importante la relazione con l’umano, nonostante una vita aderente alle proprie inclinazioni come specie e al contesto in cui si è nati. Man mano che continuavo la mia formazione in medicina comportamentale Hobbes era lì per ricordarmi e spiegarmi, con la sua semplice e mai scontata presenza, cosa significhi interagire con un gatto e instaurare una relazione con lui, rivalutando le proprie priorità ANCHE in funzione della sua presenza.

Se Hobbes oggi è un gatto tendenzialmente equilibrato posso sicuramente ringraziare i gatti del quartiere che tanto gli hanno insegnato: nei confronti dei conspecifici si mostra preciso nel linguaggio, rispettoso degli spazi altrui e accondiscendente con i più fragili. Hobbes è un faro per Paperoga, che affianca soprattutto quando percepisce che è in difficoltà e asseconda nei suoi comportamenti bizzarri. A parte il sovrappeso (a causa della vicina che, nonostante le imprese più disparate da parte nostra comprese dichiarazioni di patologie inesistenti, continua a proporgli cibo di pessima qualità) è un gatto attivo che vive e condivide con gli altri felini di zona il territorio in cui abitiamo. Al mattino è il primo a richiedere di uscire ma non disdegna di poltrire in compagnia un altro po’ se è presente qualcuno in casa. Una volta fuori approfitta dei giardini vicini per godersi il sole o cacciare piccole prede, se ne va a zonzo con Paperoga e con Laltro, fa brevi passaggi a casa per rifocillarsi e tendenzialmente rientra nel tardo pomeriggio (da viveur quale è ciò non accade durante l’estate, periodo in cui capita spesso che faccia le ore piccole). Le attività insieme che predilige e ricerca spaziano dal ‘momento stendino’ (con varie peripezie sullo stesso) alle passeggiate per il quartiere al momento di rifacimento letto in cui si tuffa sotto le lenzuola e scivola sinuoso da un angolo all’altro mentre il telo si sgonfia sul materasso.

Se dovessi descriverlo, rispetto a Paperoga, potrei definirlo un gatto ‘di città’: nell’ambiente urbano, suo luogo di nascita, sa muovervi con disinvoltura e si mostra solido e competente; di contro in campagna mostra delle insicurezze. In questi momenti è lui ad affiancarsi e affidarsi a Paperoga, vero gatto ‘di campagna’; questa flessibilità dei ruoli, se così possiamo definirli, in considerazione dell’ambiente in cui si trovano mi ha sempre affascinato particolarmente.

 

Posted on: 2 Novembre 2017Quisquilie